Per il Capodanno 2010 vi proponiamo un menu speciale, ma anche la possibilità di fare beneficenza.

Dopo la mezzanotte verranno messe all’asta delle bottiglie di grande pregio offerte dalle aziende produttrici, dalla Dispensa e da privati.

Il ricavato sarà totalmente devoluto alla Fondazione Don Carlo Gnocchi di Rovato.

Sarà inoltre allestita una mostra fotografica, a cura della psicologa psicoterapeuta dr.ssa Zanotti, con gli scatti di ragazzi e ragazze che hanno partecipato a corsi di arte terapia, teatro e movimento corporeo e laboratori espressivi.

Per il veglione del 31 Dicembre vi proponiamo un menù speciale
e la possibilità di ordinare il libertà.

il CENONE

  • stuzzichino di benvenuto
  • zuccotto di storione con caviale, germogli e gelato di storione
  • filetto di coregone del lago d’Iseo, crema di olive e pomodorini
  • risotto “dell’alleanza” con fatulì e bagoss
  • crema di lenticchie e cotechino
  • battuta di fassona al profumo di limone di Ischia
  • piccione arrosto, foie gras, salsa all’aceto di miele
  • tortino al cioccolato fondente, gelato nocciola e cioccolato

Dopo la mezzanotte:

  • piccola pasticceria artigianale
  • uva, frutta secca e altro ancora

Pane, acqua, caffè e servizio inclusi
Euro 70 a persona vini esclusi – menù bambini Euro 15

CAPODANNO alla CARTA

Per prepararsi con libertà e gioia al brindisi di  mezzanotte, dalle 19 alle 23 con l’offerta alla carta.

ASTA DI BENEFICENZA

Dopo la mezzanotte verranno messe all’asta delle bottiglie di grande pregio offerte dai produttori, dalla Dispensa e da privati.

Il ricavato sarà totalmente devoluto alla Fondazione Don Carlo Gnocchi di Rovato.

Per il Pranzo del 25 Dicembre la Dispensa vi propone:

  • stuzzichino di benvenuto
  • zuccotto di storione con caviale, germogli e gelato di storione
  • scaloppa di salmone con pomodorini del piennolo
  • crema di zucca, cacio e pepe
  • tortelli in brodo
  • cappone ripieno, piccola giardiniera
  • sorbetto di pera e gelato di parmigiano
  • panettone artigianale “riserva Dispensa”, crema di clementine

Vini
Franciacorta docg Bellavista cuvée brut magnum
Curtefranca doc Gatti rosso 2006
Moscato d’Asti docg Marchesi di Barolo “Zagara”

Pane, acqua, caffè , servizio e vini inclusi
Euro 70 a persona – menù bambini Euro 15

L’artista sarà presente domenica 13 Dicembre alle 16,30
Le opere esposte sono in vendita.

PROFILO DELL’ARTISTA

“L’arte è donna”. Bella scoperta:  basta prendere in mano qualsiasi vocabolario d’italiano, cercare la parola “arte”: i primi simboli che s’incontrano, scritti in corsivo, sono “s.f.”. Sostantivo femminile. E’ l’abc della grammatica (sempre una valida maestra). E’ il motto, che ha una sua solennità, di Paola Vavassori, ed è espresso con il vigore della gioventù e la sfrontatezza di chi si affaccia ad un mondo così labirintico, senza neppure il filo di Arianna.

Paola è nata a Zone il 29 novembre del 1982, ma vive e lavora a Brescia. Il suo curriculum (beata lei…) è scarno: una scelta precoce con gli studi al Liceo artistico di Lovere, una laurea alla Laba (Libera Accademia di Belle Arti) di Brescia con una tesi su “La donna nell’arte”. La laurea è in scultura, ma la sua prima personale sarà di dipinti, nel dicembre di un anno fa, al ristorante “Sapo” di via Trieste a Brescia. Il titolo è “Figure”: un titolo semplice, si può pensare (ma non è così) e soprattutto programmatico. Per Paola, infatti, la scelta figurativa è finora una sorta di obbligo. Obbligo artistico (ma per i ripensamenti c’è sempre tempo) e, se vogliamo scomodare un parolone, filosofico: quando la nostra società era ingessata, imbalsamata, quasi mummificata, la sfida alle convenzioni era quasi un dovere; e così mettere daccanto la “figura” per privilegiare la pura espressività era, questo è poco ma sicuro, trasgressivo; ora la trasgressione è quasi una regola, e può essere che per andare controcorrente si debba risalire un po’, oltre che controcorrente, nel tempo.

Ma via, non facciamole il torno di un retropensiero così impegnativo. A trainare l’artista verso una scelta da aut-aut è qualcosa di molto più semplice e naturale: “Amo la figura, ho scelto la figura femminile (perché, già, questo è il tema di questa mostra) che vedo come linea perfetta”.
Come dire: è l’arte che chiama e nel luogo da cui sentiamo provenire questa voce, lì, se siamo artisti, ci dirigiamo.